| Storia |
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La storia del Centro di Formazione Professionale di Trieste cammina di pari passo con quella del Villaggio del Fanciullo.Siamo nell'ottobre 1950 quando furono approvati i progetti per l'edificazione dei primi edifici: due nuclei abitativi e le officine per l'insegnamento professionale. Il programma di Shirza, ideatore del Villaggio, prevedeva, infatti, la costruzione immediata delle officine, necessarie nelle sue intenzioni anche al sostentamento del Villaggio: dobbiamo puntare sulla produzione, non è bene fondarsi sulla sola carità, recitava una nota manoscritta sulla missiva inviata al Vescovo per sollecitare l'acquisto delle attrezzature. In questo periodo l'istituzione Villaggio del Fanciullo acquistò sempre più rilevanza; il 25 giugno 1952 fu presentato l'ordinamento sperimentale dei corsi professionali, il 1° luglio 1953 il Governo militare alleato gli riconobbe personalità giuridica.Nella primavera del 1953 iniziarono i lavori di costruzione della tipografia assieme al terzo nucleo abitativo; l'anno dopo vennero però interrotti per mancanza di fondi. Causa di questa crisi economica fu proprio la soluzione del problema di Trieste, sancita il 5 ottobre 1954 dal memorandum di Londra, ma già da un anno nell'aria, con il quale la città tornava ad essere, a tutti gli effetti, italiana. Ciò provocò, da un lato un aumento di giovani profughi verso il Villaggio, dall'altro tolse all'istituzione di Villa Opicina i finanziamenti governativi in precedenza ottenuti. II 29 ottobre 1954, Shirza fu costretto a dare le dimissioni dalla carica di presidente dell'Opera Villaggio del Fanciullo; gli subentrò il sacerdote Antonio De Santi, già da un anno direttore del Villaggio. Questi, nel gennaio 1955, inviò al Vescovo una relazione, nella quale, pur auspicando la realizzazione dell'intero complesso, indicò le urgenze più consistenti che erano rappresentate dai lavori già iniziati (tipografia e nucleo abitativo) e nell'erezione delle costruzioni definite indispensabili (un complesso abitativo per centoventi ragazzi profughi dall'Istria, con aule scolastiche, una Chiesa e la palestra). Sulle basi delle richieste di De Santi, l'architetto D'Olivo, nel set-tembre dello stesso anno, elaborò il progetto. Alcuni anni dopo (1957) monsignor Costante Sieff assunse la responsabilità dell'Opera affiancato, fino al 1960, dal direttore don Giorgio Apollonio. L'attività del C.F.P. si espanse negli anni successivi e nel momento in cui è stato concesso un finanziamento regionale si è preferito costruire un edificio specifico per la formazione degli operatori grafici. Questo è stato realizzato recentemente, nei primi anni '90 e inaugurato dal Vescovo Lorenzo Bellomi che, dopo la benedizione degli spazi, disse: ![]() "I giovani non sono solo destinatari, ma anche soggetti attivi e protagonisti della crescita sociale. Essi si avvicinano al mondo del lavoro alla luce della fede e della solidarietà e l'Opera Villaggio del Fanciullo si è sempre ispirata alla solidarietà formando tanti giovani". La netta distinzione tra le attività all'interno del Villaggio è stata utile anche per chiarire, dal punto di vista organizzativo e della logistica, che non c'è una diretta sovrapposizione fra il lavoro svolto nel centro di formazione e il lavoro di produzione della tipografia. Il Centro di formazione è nato per inserire nel mondo del lavoro questi giovani che erano ospiti al Villaggio. Inizialmente vi era una percentuale altissima di presenze degli allievi interni; quasi tutti gli iscritti ai corsi erano interni al Villaggio. Poi, nel tempo, c'è stata una sensibile riduzione del numero di allievi interni e c'è stato un progressivo allargarsi alla città; quindi si è passati all'inserimento di persone che venivano dalla città e venivano a frequentare il corso di formazione perché sapevano che poi c'erano buone prospettive per l'inserimento lavorativo. ![]() Nel tempo la percentuale è passata da una quota percentuale molto alto di allievi interni a una relativamente ridotta rispetto al numero di persone che vengono dalla città e che frequentano questo Centro di formazione. Se fin dall'inizio l'ente si è occupato di prima formazione, dove si è sempre posto particolare attenzione ai ragazzi che dopo aver ottenuto la licenza media dovevano trovare lavoro, quindi avevano il problema di imparare qualche mestiere, ora la formazione ha una portata diversa, molto più ampia. Si collabora con la maggioranza delle scuole superiori di Trieste; si continua a realizzare percorsi integrati di orientamento e formazione insieme con le scuole superiori, si fanno attività varie anche con le scuole medie e si hanno dei riferimenti per corsi di secon do livello anche con l'università. Evidentemente, c'è una profonda trasformazione proprio del concetto di formazione in se, non solamente uno sviluppo nel centro.Inoltre c'è un'aspetto, che sta assumendo sempre maggiore importanza: quello dell'aggiornamento e della riqualificazione del personale. C'è la necessità cioè di riqualificare le persone che facevano un certo tipo di lavoro che è superato e non possono essere licenziate quindi devono essere reimpiegate con altre professionalità; esse hanno bisogno di essere riqualificate per essere reinserite in maniera attiva nel processo produttivo. Tutte queste sono cose che si devono fare come centro di formazione; anzi, il Centro di formazione professionale, nel giro di pochi mesi dovrà diventare Centro di servizi formativi. È la trasformazione che viene chiesta nel momento in cui si farà l'accreditamento del centro con la quale la Regione riconoscerà tutti gli enti che saranno adeguati per fare formazione e per che tipo di formazione saranno adeguati. Si vuole verificare che tipo di relazione questo ha con le persone che si iscrivono, con le a ziende che sono sul territorio, con gli enti che devono dare le indicazioni sulle professionalità per cui si richiede la formazione (associazioni industriali, associazioni artigiani, associazioni sindacali ecc.).Quindi è una verifica più precisa sulla capacità di realizzare formazione di un ente. In definitiva la formazione sta prendendo una strada nuova e se il Centro di formazione vuole continuare a esistere deve necessariamente rendere migliore la sua efficacia e la sua efficienza. |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Settembre 2009 16:09 |

Storia


La storia del Centro di Formazione Professionale di Trieste cammina di pari passo con quella del Villaggio del Fanciullo.
1952 fu presentato l'ordinamento sperimentale dei corsi professionali, il 1° luglio 1953 il Governo militare alleato gli riconobbe personalità giuridica.
II 29 ottobre 1954, Shirza fu costretto a dare le dimissioni dalla carica di presidente dell'Opera Villaggio del Fanciullo; gli subentrò il sacerdote Antonio De Santi, già da un anno direttore del Villaggio. Questi, nel gennaio 1955, inviò al Vescovo una relazione, nella quale, pur auspicando la realizzazione dell'intero complesso, indicò le urgenze più consistenti che erano rappresentate dai lavori già iniziati (tipografia e nucleo abitativo) e nell'erezione delle costruzioni definite indispensabili (un complesso abitativo per centoventi ragazzi profughi dall'Istria, con aule scolastiche, una Chiesa e la palestra). Sulle basi delle richieste di De Santi, l'architetto D'Olivo, nel set-tembre dello stesso anno, elaborò il progetto. 

do livello anche con l'università. Evidentemente, c'è una profonda trasformazione proprio del concetto di formazione in se, non solamente uno sviluppo nel centro.
ziende che sono sul territorio, con gli enti che devono dare le indicazioni sulle professionalità per cui si richiede la formazione (associazioni industriali, associazioni artigiani, associazioni sindacali ecc.).